COSA RIMANE DI UNA FOTO

aylan

Oggi un’Europa che per mesi ho percepito come cinica, crudele e indifferente ha pianto la perdita di un bambino di appena due anni che purtroppo non ci sarà più.  
Personalmente ho sempre cercato di essere ottimista, non perdere la speranza e lottare per quello in cui credo, ma ritrovandomi davanti ad un’immagine del genere, il senso d’impotenza e la tristezza hanno preso il sopravvento e non ho potuto fare a meno di interrogarmi su che mondo sia questo se non si riesce nemmeno a proteggere una vita indifesa.

Su alcune cose devo prendere atto però, a dispetto delle polemiche che ci sono state sulla pubblicazione o meno di questa foto, il modo di percepire la guerra in Siria e lo sbarco dei profughi sulle coste del Mediterraneo da ora in avanti non sarà più lo stesso. Se l’intento della reporter che ha scattato quella foto era far RISVEGLIARE COSCIENZE ASSOPITE, i risultati si stanno facendo vedere.

La gente sta reagendo e finalmente si sta dimostrando solidale verso il popolo siriano. Mi verrebbe da dire che stiamo ritornando umani un po’ tutti quanti perché come ha detto la scrittrice Sue Hubbard ai microfoni di BBC Trending “Non possiamo stare comodamente sul divano sorseggiando caffè, mentre ci sono bambini che affogano. Quando è troppo è troppo”. Sue Hubbard ha scritto una petizione che è stata firmata da più di 65.000 persone in poche ore, per chiedere al governo inglese di impegnarsi ad accogliere più rifugiati. Gli stadi tedeschi si riempiono di striscioni “Welcome Refugees” e a Budapest le persone si radunano in cortei per chiedere al governo di accogliere queste persone.

Tutto questo è stupendo, ovviamente mi dispiace che sia stata una foto così straziante a far riattivare sentimenti di compassione ed empatia, ma dobbiamo prendere atto del fatto che ormai il mondo occidentale è anestetizzato da violenze e disperazioni che accadono a chilometri e chilometri di distanza da noi. La tendenza alla spettacolarizzazione dei mass media ci porta ormai a vedere scene di guerra come se si trattasse di un film d’azione. L’ondata di odio e razzismo alimentato da avidi politici senza coscienza che farebbero di tutto pur di avere una manciata in più di voti, sta rendendo sempre più flebili quei sentimenti di solidarietà e compassione che dovrebbero essere alla base della coesione sociale e convivenza pacifica dei popoli. L’ignoranza gioca la sua parte e poi come spiegava Bauman già molti anni fa, lo straniero funge da detonatore sociale. In un contesto sociale precario come il nostro, caratterizzato da una forte crisi economica e da azioni politiche incapaci e/o insufficienti, dare la colpa all’esterno, allo “straniero” permette di avere un bersaglio tangibile da colpire, di dare la colpa a qualcuno mentre i veri responsabili continuano a fare gli spavaldi e nel peggiore dei casi a farla da padroni. Ma la foto di quel corpicino sulla spiaggia ha spezzato questa catena e ha portato il mondo a confrontarsi seriamente su quello che sta succedendo.
Per quanto riguarda il piccolo Aylan, mi piace poterlo immaginare felice mentre gioca con la sua mamma e il suo fratellino in un posto più sereno e più giusto di questo. A noi invece l’impegno di agire per non dimenticare.
Cosa potrebbe fare ognuno di noi? Di cosa hanno paura i politici europei? Quali sono le soluzioni che proporreste?

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