IL CAMBIAMENTO SI REALIZZA OGNI GIORNO

reyhaneh

Era il 25 Ottobre, piena di ansia e con mille paure leggevo e rileggevo un discorso che avevo preparato per l’evento  “Walk a Mile in her Shoes” che cerca di sensibilizzare gli uomini al tema della violenza di genere chiedendo loro di mettersi letteralmente “nelle scarpe” delle donne vittime di violenza. La voce mi tremava e continuavo a ripetere quel discorso scritto su un foglietto spiegazzato, ignara del fatto che durante gli istanti in cui sono salita sul palco e ho preso in mano il microfono, a più di 3500 km di distanza in un altro Stato e in un contesto completamente diverso, una ragazza della mia stessa età stava affrontando una prova ben più difficile della mia.

Si trattava di Reyhaneh Jabbari, la ragazza iraniana giustiziata con l’accusa di aver ucciso l’uomo che ha tentato di stuprarla. Prima di andare sul patibolo Reyhaneh ha scritto una lettera alla madre che mi ha fatto molto commuovere, in un passo dice:” Tu mi hai insegnato che si arriva in questo mondo per fare esperienza e imparare la lezione e che a ognuno che nasce viene messa una responsabilità sulle spalle. Ho imparato che a volte bisogna LOTTARE” Reyhaneh avrebbe potuto salvarsi la vita se solo avesse deciso di negare il tentativo di stupro. Ma non l’ha fatto, ha deciso di andare avanti perché mentire avrebbe significato pagare un prezzo troppo alto, equivaleva diventare agli occhi della sua comunità  un’assassina oltre che bugiarda, nonché  indebolire ulteriormente la voce delle donne iraniane. I media hanno continuato a trasmettere giorno dopo giorno le immagini di Reyhaneh, le immagini del processo, le immagini della madre. Scatti su scatti come in una pellicola  di un Iran che considera le donne sempre subordinate all’uomo, storie lontane da noi che non ci piacciono ma non sappiamo cosa fare. Il 25 Ottobre Reyhaneh è stata giustiziata, dopo una settimana il buio totale sulla sua vicenda. Che fine hanno fatto le donne iraniane? Quante si trovano in una situazione simile? Qualcuno si sta muovendo per aiutarle?

Troppo spesso ci si limita alla notizia sensazionale, dati su dati di omicidi di donne ai quali però non seguono azioni concrete. Vale la pena ricordare storie del genere? Secondo me si, e non per fare retorica o per generare sentimentalismi, ma  non dobbiamo solo fermarci a questo, dobbiamo partire dalle donne che hanno sfidato i preconcetti, hanno lottato per la loro libertà e i loro diritti se vogliamo che le cose cambino. E’ nostro dovere formare e informare continuamente  perché non ha senso istituire il 25 Novembre come giornata mondiale contro la violenza delle donne o partecipare al flashmob di One Billion Rising il 14 Febbraio se tutti gli altri 363 giorni dell’anno le donne si dimenticano che valgono molto di più di quello che si vorrebbe far loro credere e gli uomini diventano apatici davanti a questo problema continuando a considerarci come oggetti. Hanno aborrito la parola femminismo, la gente adesso ha quasi paura di pronunciarla, parliamo di pari opportunità, uguaglianza di genere, empowerment femminile …  La verità è che quell’-ismo disturba, da’ l’idea di eccesso, è come un fischio all’ orecchio che vuoi assolutamente che passi. La parola femminismo indica un movimento di donne che si è battuto affinché le donne avessero gli stessi diritti degli uomini. Gli stessi diritti, non maggiori, gli stessi. Mi chiedo: vi fa male la parola femminismo o quello che si cela dietro di essa? Perché se andiamo a guardare cosa significa maschilismo possiamo subito accorgerci che indica invece la superiorità dell’uomo rispetto alla donna. Nella parola femminismo si nasconde la diversità di trattamento riservato alle donne.

Allora alziamo la testa per noi stesse e per noi stessi, per Reyhaneh e per  tutte le altre donne meravigliose che la storia ha dimenticato. Iniziate da stasera a controbattere alle battute sessiste e non ignorare come avete sempre fatto. Incazzatevi se non vi rispettano, protestate se venite rappresentate dai media come pezzi di carne da esporre, non  abbassate la testa davanti a chi si sente molto più a suo agio nel considerarvi insicure, dipendenti, indifese, deboli, perché non lo siete. Abbiate il coraggio di stare da sole con voi stesse perché è molto meglio di accontentarsi di essere la metà di un niente. In una parola LOTTATE! E voi ragazzi iniziate a camminare con noi, a diventare degli uomini che non hanno bisogno di usare le donne per sentirsi migliori, siamo due facce della stessa medaglia e nessuno ha bisogno di prevalere sull’altro. Lavorate invece sempre sulla vostra interiorità perché le donne non sono degli specchi messe lì per restituirvi un’immagine più grande e più potente di quella che voi riuscite ad avere di voi stessi. Il cambiamento si può fare se ognuno di noi alza la testa e agisce ogni giorno, se le persone non vengono dimenticate ma si parte da esse per costruire qualcosa che sia più giusto e migliore.

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