IL GIORNALISMO VOYEURISTICO. Il Fatto Quotidiano e la vicenda delle Totatsu-Kutsu

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Qualche giorno fa leggevo sul famoso giornale online un articolo che parlava delle Totatsu-Kutsu, le scarpe da uomo che possiedono un piccola telecamera sulla punta che serve a rubare immagini di parti intime di donne e ragazzine (piccola nota:non penso che la telecamera filmi le mutande a seconda dell’età anagrafica di chi le indossa).
Ovviamente ho ritenuto volgare e di pessimo gusto la trovata, ma quello che più mi ha lasciata perplessa sono stati i giudizi severi del giornalista del Fatto Quotidiano contro la polizia che ha autorizzato il sequestro di queste scarpe e che ha preteso la lista di tutti i clienti che le avevano acquistate. Provvedimento eccessivo? Vediamo cosa ne pensa il giornalista:

«..Una delle tante forme – più o meno innocue, più o meno socialmente/legalmente consentite – di cui è ricco il mondo, neanche poi troppo sommerso e sicuramente tra i più variegati e sofisticati al mondo, della locale “Perversione”.
Fatevi un giro sulla rete, anche in lingua inglese (ma quella indigena è estremamente più ricca), digitando la parola hentai e potrete farvene un’idea. Ma non è del mondo delle perversioni più o meno lecite o nascoste dei giapponesi che intendo parlare oggi. Quanto del metodo – un mix(efficace, bisogna dire) tra stato di polizia e socialpaternalismo – con il quale le “autorità” hanno, per ora, deciso di affrontare il fenomeno.»

Tralasciando il fatto che il termine indigeno non si usa più da millenni, ho paura che il giornalista del Fatto Quotidiano non abbia ben presente la distinzione tra realtà e finzione. Nel caso specifico, quella tra Hentai: cartoni animati a sfondo pornografico e realtà: quelle delle ragazze e donne adulte che vivono la loro quotidianità mentre uomini più o meno anziani si divertono a riprendere le loro parti intime come se fossero fenomeni da circo.
Ancora una volta, mi viene in mente il documentario, Il Corpo delle Donne di Lorella Zanardo quando racconta che i corpi delle donne non sono considerati liberi, vivi e forti ma assumono i connotati di contenitori di carne vuoti, scrutati e giudicati da occhi voyeuristici. Trovo che in articoli come questi ai corpi delle donne venga negata la dignità, il loro diritto di Esserci in tutta la loro forza ed espressività.
Ma nella società odierna, il paradosso è proprio questo: se fai emergere la contraddizione insita tra il corpo (semi)nudo e il considerarlo solo come semplice oggetto sessuale vieni subito tacciato come conservatore e (udite udite) retrogrado. E succede persino che la polizia che tutela la privacy (e la dignità) delle cittadine venga considerata sociopaternalista.
L’articolo non si risparmia certo qui e potremmo discutere fino all’alba ogni parola di questo signore (per maggiori info http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/26/giappone-polizia-contro-perversione-hentai-sequestro-di-videoscarpe-spia/1134406/).

Tuttavia, il nostro blog non ha come fine ultimo quello di dividere il diavolo in quattro o trascinarci in estenuanti critiche e discussioni sterili, quanto piuttosto suggerirvi (speriamo) degli utili spunti di riflessione e nuove
chiavi di lettura sugli eventi, rispetto a come vi vengono propinati abitualmente o come imporrebbe la cultura dominante. Per cui leggete, maturate le vostre opinioni e fateci sapere! Speriamo di aprire un dibattito  stimolante!

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4 Risposte

  1. Le Totatsu-Kutsu hanno avuto un successo incredibile nel mondo e la loro diffusione non è stata ostacolata in nessun paese occidentale nonostante i controlli del caso. Questo è avvenuto perchè, indipendentemente dall’uso che se ne fa, esse sono semplici scarpe con una telecamera e fanno parte di una serie infinita di accessori del genere (occhialicam, bottonicam, ecc), acquistabili senza problemi del web. E’ ovvio che la maggior parte di essi sono strumenti utilizzati per le riprese amatoriali e la sicurezza ma il principio che possano essere utilizzati in maniera illecita è forte e non legato solo al discorso della perversione ma anche inerente alla violazione della privacy. Fondamentalmente questo problema aumenterà di pari passo con l’evoluzione tecnologica e la riduzione dei costi di produzione. Per spezzare una lancia in favore del giornalista de Il Fatto Quotidiano, egli voleva intendere che appare assurdo, e figlio del socialpaternalismo, la solita soluzione italiana che culmina nello scandalo ma che nè risolve il problema nè lo spiega alla società stessa. Invece di sequestrare le scarpe, che sono solo un veicolo di tale perversione, si dovrebbe lanciare un programma di prevenzione o meglio ancora di educazione sessuale, rimasto tabù in una stato catto-laico come l’Italia.Questa è la nazione in cui si può comprare un masterizzatore ma non masterizzare, comprare semi di cannabis ma non poter piantarla. In realtà non sono le scarpe con la telecamerina il problema di fondo, ma le contraddizione dell’Italia che viviamo. LP LK

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    1. Ciao Luca,
      va bene il discorso che fai sugli strumenti tecnologici e sulla loro diffusione pressoché planetaria. Anche con i cellulari siamo esposti ad una quantità di inquadrature, scatti ecc ecc che possono essere un problema per la privacy. Non ho capito bene il discorso sul sociopaternalismo, anche se lo attribuisci all’Italia, ma si potrebbe anche estendere al Giappone. Va bene mettere i programmi di prevenzione, di educazione sessuale e tutto quello che vuoi. Ma continuo a non accettare il fatto che vengano vendute delle scarpe utilizzate per filmare mutande perchè riprende molto quell’oggettivazione femminile della quale abbiamo parlato miliardi di volte e che non è possibile tollerare. Il giornalista mi sembra uno dei soliti giornalisti di adesso che fa polemica giusto per il piacere di parlare, senza analizzare bene quello che si propone di descrivere. La polemica sulla polemica della polemica perchè per questo simpatico signorotto la perversione c’è e non è nemmeno una delle più gravi, ogni parola del suo articolo è data da una posizione ALTAMENTE MASCHILISTA E SCIOVINISTA. Si è chiesto cosa pensano le donne e le ragazze giapponesi di queste scarpe? Come hanno reagito al provvedimento della polizia? Mi sarebbe piaciuto saperlo, ma lui non menziona.

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  2. Ciao! Che bello leggere discussioni su determinati temi.
    Devo dire che per una mia mancata connessione degli ultimi giorni agli attuali temi caldi, mi è sfuggita questa notizia.. che fa rabbrividire. Ma ancor più rabbrividire fa l’articolo de IlFattoQuotidiano.
    I giornalisti a volte dimenticano il loro forte impatto sull’opinione pubblica: le parole veicolano pensieri e la pubblica informazione non può essere così deviata: ne risente un’intera cultura.
    Io eviterò di prendermela con la tecnologia che corre, non è un alibi. La tecnologia può correre a velocità della luce ma resteranno le PersonA in grado di decidere cosa fare di questa e come utilizzarla nel rispetto del Genere Umano (sarebbe bello approfondire questo discorso).

    Per tornare all’articolo: Power to the men, come al solito. Potere di RUBARE delle immagini ad un corpo che (aihmè) fisiologicamente, checché se ne dica, non gli appartiene. Potere di non dare possibilità alla donna di scegliere cosa fare del suo corpo rubando una parte di lei tramite un meccanismo di spia.
    L’assurdo pericolo è che tramite queste scarpe, un tale modo di fare si insinua malamente nel quotidiano: insomma, basta camminare per strada che chiunque (con le proprie scarpe, indisturbato) cattura l’intimità di una donna. Per fare poi ciò che vuole, nella sua individualità. Bel modo di ESSERE.

    Il simpatico articolo de Ilfattoquotidiano sposa il maschilismo nel momento in cui è dalla parte dei poveri ragazzi con le “scarpe” che senza alcun mandato sono stati privati di un oggetto così di valore. Loro? E la parte spiata? La parte violata che è la donna non è privata del suo corpo?
    E’ maschilista quando non vede o tralascia la domanda: donna, ragazza di 13/18, come ti senti davanti a questo??

    Mi delude che nell’articolo il fenomeno così patologico venga ridotto alla diatriba tra polizia e stato. Penso si sia dimenticata (spero non volutamente tralasciata) una protagonista importante in questo teatrino dell’orrore: la donna, che ancora una volta è lasciata in un angolo. La questione femminile viene dopo.

    Non mi chiedo dove stiamo andando.. non credo di volerlo sapere. Mi chiedo dove vogliamo andare. Questo si!

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  3. Bravissima Enrica, sono assolutamente concorde con te su tutti i punti che hai esposto. E’ assurdo che un giornalista di un quotidiano così importante dia una visione così parziale di una notizia. Però penso che sia importante capire dove stiamo andando, dove sta andando la società nel suo insieme per imprimere un senso alla direzione altrimenti saremo costretti a fallire miseramente. Come possiamo combattere fenomeni come la disuguaglianza di genere o il razzismo se non sappiamo quali sono i processi psicologici sottostanti? Dobbiamo scontrarci con questi aspetti per poterli superare, il compito di questo blog alla fine è proprio questo. Sensibilizzare le persone ad alcuni temi e creare uno spazio di condivisione/espressione. Un bacio!

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