UN CAMBIAMENTO VERSO LA PACE

flagLungo le strade di Roma, giovedì scorso sfilava imponente una bandiera palestinese. Io la sorreggevo insieme ad almeno venti uomini e donne di tutte le età, appartenenti a diversi credo religiosi. Dietro di noi, un corteo composto da centinaia di persone; tutti insieme gridavamo Free Palestine.

Davanti a me c’era la signora Lidia che mi ha raccontato di aver voluto a tutti i costi partecipare al corteo anche se il marito non voleva perché: “le mie amiche guardano le soap opera e sono contente così. Ma io penso:  come fai a stare bene con te stessa se poi rimani indifferente davanti a certe tragedie?”.

In quel momento ho provato un sentimento di pienezza nel cuore. Ognuno di noi aveva lasciato le faccende quotidiane, gli affetti, le solite preoccupazioni e dedicato un po’ del proprio tempo per questa causa.

Il cambiamento quel giorno per tutti noi è stato non annegare nel senso di frustrazione e di impotenza perché le cose che vediamo sono troppo grandi e troppo lontane.Abbiamo alzato la testa e gridato a squarciagola  quello in cui crediamo e i principi ai quali ci ispiriamo.

jews and arabsIl nostro piccolo gesto non è il solo in questo senso, da giorni in tutto il mondo si organizzano cortei (a Londra c’erano più di 100.000 persone) e manifestazioni di solidarietà verso il popolo palestinese, si firmano petizioni e si organizzano conferenze per richiedere un immediato ritiro delle truppe israeliane, sul web si organizzano campagne di sensibilizzazione. La più bella, a mio avviso, è la social campaign con l’hashtag #JewsandArabsRefuseToBeEnemies che ritrae ebrei e arabi insieme perchè amici,fidanzati, colleghi, vicini.. che lanciano messaggi di pace e rivendicano il loro diritto a vivere insieme una vita pacifica.

 

 

 

 

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6 Risposte

  1. Quando ho letto il tuo post mi è venuta subito in mente la frase del povero Vittorio Arrigoni “Restiamo umani”, in due sole parole è riassunta l’essenza ma anche il rischio di un’umanità che rinunciando all’indignazione di fronte a un genocidio, perde quella particolare dignità che gli deriva dall’essere Uomo. Da lì poi l’associazione con il libro di Robert Spaemann “Persone,sulla differenza tra qualcosa e qualcuno”è stata naturale, in quel libro essere uomo appare come un privilegio, come qualcosa che può essere perso, allora per ritornare al nostro tema centrale che è il cambiamento cerchiamo di non cambiare e di non perdere la nostra essenza di persone…un uomo può non meritare di essere un principe ma ognuno di noi dovrebbe meritare per tutta la vita il termine “Persona”. Restiamo umani allora , indigniamoci e facciamo sentire la nostra voce di fronte a una tragedia che sta annientando altre PERSONE, brava Martina!

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  2. Un bellissimo articolo Martina!! E sono anche perfettamente d’accordo con Mariagrazia!
    Vorrei commentarlo con uno spunto di riflessione dall’interno della realtà israeliana.
    Ecco la lettera di una petizione israeliana che chiunque può leggere e giudicare.
    Ci sono cittadine e cittadini israeliane/i che rifiutano di collaborare con la strategia militare del governo Israeliano, in base alla quale viene organizzata tutta la società perpetrando diseguaglianze e non rispettando i diritti civili e umani sia nella striscia di Gaza che nello stesso stato d’Israele.
    http://www.washingtonpost.com/posteverything/wp/2014/07/23/we-are-israeli-reservists-we-refuse-to-serve/
    Il fatto che ci sia, in Israele stesso, una presa di coscienza e un’opposizione interna al conflitto e a questo tipo di organizzazione militare, politica e sociale mi pare importantissimo anche per gli sviluppi futuri e per avere una conoscenza più completa della reale situazione in quei territori. Cosa ne pensate?

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  3. Ciao a Tutt* grazie Valerio e grazie Mariagrazia (:D) per i vostri commenti. Ho scritto il post perchè spesso si pensa alle persone come ciniche marionette che guardano tragedie davanti al televisore senza scomporsi minimamente. E’ importante invece sottolineare esempi del genere per far capire che non è sempre così, e non per tutti. La gente è solidale, vive le esperienze degli altri, talvolta si arrabbia anche, partecipa per cambiare le cose anche se non ha alcun interesse personale.
    Ricordare campagne come #JewsAndArabsRefuseToBeEnemies o considerare come all’interno della stessa Israele ci siano persone che prendono le distanze dalla politica militare del governo è indispensabile prima di tutto perché “costringe” a non generalizzare. Spero che sempre più ebrei prendano coscienza di quello che sta succedendo e che la loro non sia solo una timida opposizione che si disperde alla prima folata di vento. Devono farsi sentire!
    Non dimentichiamo inoltre la vicenda di Udi Segal, un ragazzo israeliano condannato a sei mesi di carcere per essersi rifiutato di partecipare all’offensiva di Gaza.
    Ieri però stavo passeggiando lungo Trastevere, vicino alla mia università c’è una scuola dell’infanzia ebrea, sul piccolo piazzale accanto, un giornalista del Foglio sparava contro Hamas e diceva che Israele è vittima di stereotipi. A parte il fatto che mi sono arrabbiata per quelle parole anche perchè secondo il belga che era con me non potevo dire determinate cose dato che ero ad una “loro manifestazione” (ci sono capitata accidentalmente, ne avrei fatto volentieri a meno). Ho trovato abbastanza singolare che il loro raduno fosse vicino ad una scuola dell’infanzia, che si riempissero la bocca di parole da “vittima” quando le vere vittime sono quei piccoli palestinesi che hanno perso la vita. Vittime di cosa??

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  4. io penso che ci siano dei “giusti” in ogni popolo… il problema è che la storia la scrivono i potenti, i ricchi e chi le vince le guerre! in merito al conflitto Palestinese-Israeliano credo che sia davvero difficile esprimersi in poche righe, anche perchè sono davvero ignorante circa la cronologia dei fatti! Però rifletto su chi dei due popoli ha più mezzi economici, militari e mediatici e poi vedo come la spartizione del territorio si stia delineando negli anni… con questo non vorrei dire altro!
    Le vittime sono tutti coloro che credono che la pace sia possibile, una convivenza pacifica basata sul mutuo rispetto e sul dialogo e non su slogan faziosi pronunciati in luoghi “candidi” dove è possibile lavarsi la faccia!
    Ammiro gente come la cantante israeliana Noa che si batte per la pace e non ha alcun problema a dire la verità…. scusatemi se ho offeso qualcuno! ciao

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  5. Son d’accordo con Cris: purtroppo le vittime e gli errori ci sono da entrambe le parti. Questa è una guerra. E come si può pensare che una guerra sia giusta o inevitabile o che non faccia delle vittime, anche civili? E’ vero: noi siamo lontani e non viviamo tutto questo; potremmo ignorarlo ma non lo facciamo, anche perché ci coinvolge umanamente, economicamente e persino per quanto riguarda le migrazioni. Il punto è, secondo me, che le prime vittime sono le persone che vengono private dei loro diritti, sia in Israele che nel territorio di Gaza, già prima che si arrivi al conflitto armato vero e proprio. E ciò avviene a causa della strategia utilizzata nel tentativo di risolvere i contrasti, cioè quella militare attuata ad ogni livello della società. Quest’unica logica non porterà mai ad una pace stabile ma nemmeno alla vera risoluzione dei conflitti; essa condurrà solo ad una continua voglia di rivincita o di vendetta, magari chiamandola “giustizia” o “sicurezza” (ne abbiamo avuto prova anche in Europa con due guerre mondiali). E’ dal dopoguerra, infatti, che questa situazione in quei territori non cambia. Per tale motivo, come alcune persone in Israele e a Gaza sostengono da tempo, penso sia giunto il momento di provare con convinzione strategie diverse, basate sulla coesistenza e sulla cooperazione.

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