IL CAMBIAMENTO NELLA RELAZIONE CON SE STESSI. UNO SGUARDO A FRIDA KAHLO

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Qualche mese fa ho visitato la mostra di Frida Kahlo alle Scuderie del Quirinale. Premetto che non conoscevo assolutamente nulla dell’artista, a parte l’aver sentito qualche voce che la definiva “femminista”. Di proposito, non ho cercato alcuna informazione su di lei. Ho lasciato che i suoi quadri e le emozioni che mi suscitavano, mi raccontassero la sua storia. Ho trovato i suoi  dipinti forti, pieni di colore ed emozioni che riproducono tappa dopo tappa la vita dell’artista.

Mentre ero assorta da così tanta bellezza, non ho potuto fare a meno però, di sentire i commenti delle persone vicino a me. I commenti si riferivano per lo più alle sue sopracciglia troppo folte o al baffetto non depilato.

Ma Frida è sempre lì.

Sembra incurante di quello che potrà dire la gente, gli scenari cambiano ma lei è sempre la stessa. Perché a Frida non interessa apparire, lei vuole raccontarsi. Così le sue tele si dipingono di un fascino che racconta la sua storia: le  origini messicane, le ferite dell’incidente, l’amore con Rivera, l’esperienza dell’aborto. La sala del Quirinale si srotola come un canovaccio e mi racconta la storia di questa donna che non ha paura di sentirsi brutta o inadatta o di non essere accettata. Lei si racconta: afferma se stessa in ogni suo aspetto senza cercare di camuffarsi o di apparire diversa da quello che è, ma  anzi con una costante ricerca e attenzione nei confronti dei dettagli.

Ebbene, in una società così superficiale dove l’essere diventa così inutile rispetto all’apparire, ho amato i quadri di Frida Kahlo che rappresentano la massima affermazione di se stessa.  Perché come scrive James Hillman, – per carattere si deve intendere ciò che ha plasmato la mia faccia, che si chiama “faccia” perchè la “faccio” proprio io, con le abitudini contratte nella mia vita, le amicizie che ho frequentato, la peculiarità che mi sono dato, le ambizioni che ho inseguito, gli amori che ho incontrato e che ho sognato. –

Molti di voi forse storceranno il naso davanti a questo post, facendomi giustamente notare che la Kahlo viveva in un’epoca diversa in cui non esistevano gli stereotipi sociali e culturali di adesso. Sono fermamente convinta però del fatto che se non possiamo cambiare la storia, di certo possiamo imparare da essa. Da Frida Kahlo potremmo imparare ad instaurare una relazione più autentica con noi stessi, smettendola di guardarci con le lenti della società consumista e cercando di accettare con orgoglio, ogni aspetto, ogni singolo dettaglio di noi stessi fino ad arrivare alla celebrazione della nostra individualità.

 

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2 Risposte

  1. E’ un bellissimo articolo Martina!!! Mi è piaciuto tantissimo, dall’inizio alla fine! 🙂 Penso solo che ogni epoca ha avuto le sue pressioni sociali, così come ha avuto il suo modello di donna ideale e di bellezza, di famiglia e di ruoli sufficientemente codificati non soltanto nella sfera pubblica. E’ molto interessante ciò che hai fatto notare a proposito dei commenti che si focalizzano non sulle emozioni che il quadro suscita in sé, sulle intenzioni dell’artista, sulla sua contestualizzazione storico-artistica e nemmeno sulla tecnica adottata… ma su qualcosa che rientra solo nel presente e non ha nulla a che fare con l’opera. Mi sembra che in questi commenti manchi la capacità di godere dell’opera in sé, di concentrarsi su di essa e su quello che suscita in noi (come ad esempio lo sguardo dell’autrice in quest’autoritratto). E questo, secondo me, significa in pratica ignorare l’opera e quindi perdere quello che ci potrebbe dare o che ci potrebbe far provare: un vero peccato!

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  2. Da artista (o almeno, voglio definirmi così) sottoscrivo tutto quello che dice Valerio. Quello che traspare dai quadri di Frida Kahlo è che era una persona ricchissima interiormente, ancora di più per le sofferenze che aveva vissuto… il suo aspetto e l’estetica del corpo martoriato sono anzi una chiave di lettura del suo modo di ritrarre la realtà, e come tali contribuiscono a darle una sua unicità in quanto persona, donna e soprattutto in quanto pittrice, a patto di vederle con la giusta ottica.

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